Combattere lo spreco alimentare: normative statali e utilizzo dell’IA

Lo spreco alimentare è una delle questioni cardine del nostro tempo e, come è facile immaginare, riguarda soprattutto i Paesi del mondo più sviluppati. In particolare in Europa la Commissione Europea stima uno spreco di 89 milioni di tonnellate all’anno, ben 179 kg per ciascun cittadino. Non va meglio in Nord America, dove sono circa 300 i kg di spreco per ciascun americano. L’allarme è stato lanciato a chiare lettere dalla Food and Agriculture organization (Fao), i cui numeri parlano di circa 1,6 miliardi di tonnellate di cibo commestibile che nel mondo vengono gettati nel cassonetto – si parla di un terzo di quello prodotto – che equivale a 1,2 trilioni di dollari persi.

La Spagna è intervenuta nel concreto con un disegno di legge che prevede multe davvero salate per gli esercizi commerciali che gettano alimenti commestibili e, inoltre, ha deciso di imporre a tutti gli attori della filiera di presentare periodicamente piani di efficienza. Quanto al cibo in surplus, dovrebbe essere riutilizzato grazie a enti, ong e banchi alimentari. Le aziende dovranno presentare piani anti-spreco, medie e grandi imprese saranno costrette a trasformare la frutta non vendibile in marmellata o in succo. Mentre i ristoranti si doteranno obbligatoriamente della doggy bag.

Allo scopo di mettersi in linea con gli obiettivi indicati dall’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, anche altri Paesi si sono attivati, come ad esempio la Francia, che è al primo posto in classifica nel Food Sustainability Index, fin dal 2013 e ha ideato una campagna che si propone di dimezzare entro la fine del 2025 lo spreco di cibo. Traguardo perseguito attraverso l’introduzione di tutta una serie di norme che di fatto obbligano gli esercenti commerciali a donare alle associazioni benefiche gli alimenti che sono ormai vicini alla scadenza. E dal 2016 ha anche approvato la legge doggy bag che impone ai ristoratori di attrezzarsi per fare in modo che i clienti possano portarsi a casa il cibo che non hanno consumato.

Diverse società si stanno muovendo per ridurre gli sprechi, ognuno sfruttando a suo modo il nuovo strumento informatico. Un’azienda britannica di nome Winnow Solutions ha sviluppato un software di IA in grado di “spiare” i rifiuti che vengono gettati dalle cucine di ristoranti e hotel. Una telecamera posta sopra a ogni bidone riprende e riconosce ciò che viene buttato, riuscendo a stimare anche il quantitativo percentuale di una lasagna mangiata solo in parte o il numero di fagioli avanzati da una porzione.

I dati vengono inviati in tempo reale a un algoritmo che li elabora e suggerisce come rimodulare acquisti e quantità. In uno dei monitoraggi, per esempio, si è scoperto che i croissant forniti per la colazione in un hotel erano troppo grandi e spesso venivano consumati parzialmente. In tale caso, l’IA ha mostrato come circa il 70% del cibo totale gettato provenga da piatti non finiti, segnalando la necessità di riconsiderare le dimensioni delle porzioni.

Un’azienda statunitense di nome Afresh si è invece occupata degli sprechi nei supermercati. Basandosi sui dati di vendita di prodotti freschi negli ultimi sei anni nei negozi della catena Albertson’s, l’algoritmo di IA ha analizzato i flussi di acquisto dei prodotti, rimodulando gli ordini del negozio e suggerendo di dotarsi, per esempio, di meno cipolle di un certo tipo o più pomodori di un altro. I responsabili della catena non hanno comunicato dati precisi, confermando però la riduzione degli sprechi con l’introduzione del nuovo sistema. Per avere un’idea del possibile risparmio possiamo valutare i dati diffusi dalla Pacific Coast Food Waste Commitment, consorzio realizzato da otto catene di supermarket canadesi e statunitensi che, utilizzando strumenti analoghi, ha ridotto del 25% il volume del cibo invenduto.

Per i consumatori, infine, esistono numerose app che cercano di aiutare a limitare il problema dello spreco alimentare. La più nota è, probabilmente, To Good to Go, ben avviata anche in Italia, che collega i clienti con le attività alimentari che vendono cibo in eccesso a prezzi scontati. Simile è il funzionamento di Flashfood, che si occupa invece di segnalare gli articoli in scadenza nei supermercati, anch’essi da acquistare a prezzi ribassati. Infine, ci sono startup come Apeel e Mori che offrono ai punti vendita imballaggi ecologici per prodotti freschi in modo da rallentarne il deterioramento.

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